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Primo report di Paesaggi Umani 2026

Paesaggi Umani di Roma Plurale in questa seconda edizione intende tessere connessioni, rivelando territori ai loro stessi abitanti, scoprendo ciò che è dietro l’angolo magari rivelato da uno sguardo psicogeografico, mettendo in relazione luoghi e persone che s’ignorano a vicenda nella prossimità di scenari urbani disintegrati.
È il presupposto del Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa che in quanto sottotitolo del progetto per Roma Capitale esprime una strategia evolutiva, coniugando innovazione e territorio.
E’ questo il focus del talk del 22 settembre svolto all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie-AANT  su Il Performing Media delle Mappe Parlanti e dei Digital Model. Si è intervenuto sul Performing media storytelling (in particolare il format dei geopodcast) e i Digital Model realizzati da Nuvola Project utilizzando l’intelligenza artificiale per animare figure come Polimnia (la statua del II secolo d.C ritrovata nel 1928 sotto Villa Fiorelli) e riportata a casa con soluzioni di Realtà Aumentata dopo che avrà parlato (l’11 ottobre) alla Centrale Montemartini dove è esposta. Un esempio emblematico d’innovazione culturale e territoriale (se ne tratta su StartUpItalia). Un evento in collaborazione con RomeFutureWeek.

Il walkabout partito nella serata del 19 dal Comitato di Quartiere Tuscolano-Villa Fiorelli verso SpazioTempo è stato proprio un atto di quella tessitura di cui si parlava in apertura del post. Prima di uscire da quella Villa Storica salutiamo il Pino dell’Himalaya (Pinus roxburghii), uno dei più belli di Roma, posto lì da Raffaele de Vico, grande architetto-paesaggista che progettò anche il Parco del Colle Oppio e il Giardino degli Aranci.  Si attraversano i fornici dell’acquedotto che decenni fa rappresentava una soglia emblematica: l’hic sunt leones (“qui ci sono i leoni”) come la definiva qualcuno per intendere che oltre si sconfinava nella baraccopoli che si sviluppava per circa cinque chilometri lineari, lungo l’Acquedotto Felice (dove il 27 ci sarà il walkabout Mandrioneide).
Una zona liminare tra il Tuscolano e il Mandrione che rappresenta una delle pieghe più importanti della città, una sorta di faglia antropologica, dove le baracche si svilupparono dal 1943, dopo i bombardamenti di San Lorenzo, alla fine degli anni Settanta. Seguendo una piccola scorciatoia di terra battuta si arriva all’ex Circolo degli Artisti che oggi trova nuova vita, dopo un oblio durato undici anni, con SpazioTempo un bel giardino-hub culturale dove incontriamo Giulia e gli altri ragazzi che arrivano dall’esperienza di Scomodo, una delle realtà giovanili più avvertite d’Italia. Un luogo che ha una densità cuturale tale da rivelarsi più tardi con un evento di cui trattiamo più sotto. Questo walkabout procede, seguendo la linea dell’acquedotto ed esercitando il metodo di Urban Experience dato che nel suo etimo la parola metodo (meta e hodos) sottende il riflettere in cammino.
È cio che facciamo  per arrivare a via Nuoro 7 dove con Open Impact e Nuoro7 si è partecipato al loro festival sull’Economia Sociale. È una realtà significativa, un ambito di pensiero strategico per la città, da qui si è elaborato il piano di impatto sociale di SPIN TIME. Ci siamo confrontati sul tema della Memoria Rigenerativa per l’Economia dell’Esperienza su cui si basa la nostra progettualità tesa a tradurre la partecipazione attiva in valore. Si tratta di riconoscere il valore intrinseco del “consumo” culturale, genericamente detto, per intenderlo come un asset produttivo per il Bene Comune che crea nuove opportunità esperienziali, da rilevare come un possibile nuovo modello economico (vedi il pensiero-azione sul Punto di Vita). Un cardine dei processi di cittadinanza educativa in cui la percezione s’innerva con l’impegno, al contempo l’aggregazione sociale si evolve nella produzione d’immaginario collettivo e intelligenza connettiva, quella capace di promuovere modalità di mutualismo e cooperazione.La prima mossa di Paesaggi Umani di Roma Plurale è stato il walkabout lungo il Tevere: Tiberis Rhapsody venerdì 18. Il pensatoio radionomade ha avuto due punti focali, uno è stato il distretto artigiano di Tordinona che sta rinascendo dopo le lotte per la casa e le utopie contrassegnate dal murale Asino che vola e dell’Oculus ideato da Paolo Ramundo (con Nanni Morabito) già leader del collettivo che negli anni Settanta, nell’orbita di Lotta Continua, aveva come slogan “Riprendiamoci la città”. L’altro focus è sulla storia e la prospettiva futura di Arazul, un galleggiante storico sotto Ponte Cavour. Oggi appare come una “zattera della Medusa” di Gericault ma l’idea è quella di farne un campo base per la progettazione di uno spazio culturale fluviale di nuova generazione tesa a ripensare il rapporto tra Roma ed il fiume. Prima che la piena del 2008 lo distrusse, uno dei più antichi galleggianti del Tevere era molto più di una piattaforma sull’acqua. Ormeggiato all’ombra di Ponte Cavour, rappresentava un modo diverso di vivere il fiume. La piena spazzò via quasi mille metri quadrati di strutture, sogni e progetti di Klaus e Angelica. Oggi quel progetto si rimette in gioco come simbolo di un’altra idea di Tevere in una prospettiva di ricerca con Luca Ruzza del DPDTA/Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura di Sapienza-Università di Roma.
Per quanto riguarda Tordinona va detto che è una zona cosi prossima al Tevere (aveva un suo porto) a cui è ormai sbarrato l’accesso al fiume dai muraglioni piemontesi, sorti per arginare le micidiali esondazioni. Il suo toponimo ha origine da Torre dell’Annona, per lo stoccaggio delle materie prime (metalli preziosi) e spedizione delle merci (i famosi candelabri), una zona che si è andata via via impoverendo, fino a diventare una sorta di “periferia” nel centro storico della città. É in questo contesto che si intende ravvivare anche l’attenzione su un progetto architettonico di Paolo Ramundo e Nanni Morabito sviluppato con la Sapienza negli anni Novanta. È una sorta di cannocchiale prospettico orientato verso il Tevere e Castel Sant’Angelo. La direzione del tunnel, inclinata rispetto alla strada di circa 40 gradi, avrebbe ripreso l’orientamento dell’antico molo romano rinvenuto durante i lavori per la costruzione degli argini. Un intervento simile in collaborazione con il Distretto degli Artigiani di Tor di Nona, inserito nel Piano Strategico di Sviluppo Economico e Urbano di Roma Capitale, rivolto non solo al potenziamento del tessuto produttivo locale, ma anche alla gestione coordinata di iniziative per la promozione e lo sviluppo del contesto fluviale.