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Ascanio Celestini nella Mandrioneide

Paesaggi Umani di Roma Plurale è entrata nel vivo, continuando a concentrarsi a sud-est: dal Tuscolano fino all’Appia Antica.
Si parte sabato 26 settembre nel Giardino di Piazza Ragusa per il walkabout In memoria di Cavallo Pazzo, il grande capo Lakota-Sioux, in un luogo dove da quasi trent’anni c’è una memoria simbolica, eppure ingnorata dai più. Un’epigrafe di bronzo posta su un blocco di tufo anticamente sagomato è dedicata a Tashunka Witko (Cavallo Pazzo), il celebre capo Lakota-Sioux simbolo della resistenza dei popoli nativi americani. Quella dedica, realizzata ufficialmente il 28 novembre 1996 promossa dal Comune di Roma e dal Comitato Leonard Peltier ispirato a un attivista dell’American Indian Movement detenuto negli Stati Uniti dal 1977. In quel contesto si è ricordato anche il fenomeno degli Indiani Metropolitani nati a Roma nel Movimento dell 1977. Si è evocato Massimo Terracini e sentito al telefono Renato Volterra (entrambi anime degli indiani romani) nel ricostruire lo spirito rivoluzionario e irriverente di quel movimento che coniugò l’energia selvatica e ancestrale degli Indiani e la postmodernitá delle Metropoli emergenti. Durante il brainstorming radionomade insieme al Comitato di Quartiere Tuscolano si è ragionato sul futuro di quel quadrante, delle ipotesi di urbanismo tattico per rigenerarla e dell’idea forte di portare nell’ex STA in abbandono il Conservatorio di Roma (coinvolgendo nelle riflessioni Roberto Giuliani, già direttore del Santa Cecilia).
Domenica 27 si va da Villa fiorelli a Porta Furba per il walkabout Mandrioneide, eravamo in tanti, forse troppi, più di duecento (le radio non sono bastate e dei tre altoparlantini due, a un certo punto, si sono spenti…eppure è andata…).
Dopo la partenza dal Comitato di Quartiere Tuscolano-Villa Fiorelli si è andati verso Nuoro7 e SpazioTempo parlando con Clara e Giulia di queste due realtà che hanno ridato vita culturale al Tuscolano. Tappa importante il Parchetto Condiviso NOI CI Siamo Casilina Vecchia Mandrione ricordando Claudio Isidori che ha incarnato il genius loci di quel territorio, creando un bel giardino-bene comune in uno spazio abbandonato dalle Ferrovie. Ci aspettano sotto un bel pergolato ed ascoltiamo le storie “mandrionesche” di Aldo sugli incontri ravvicinati con le prostitute che lavoravano nelle baracche del Mandrione.
Si va verso la Stazione Casilina scorrendo lungo quell’acquedotto inclusivo che ha visto Don Sardelli tra gli anni Sessanta e Settanta svolgere un ruolo pedagogico e sociale importantissimo. Ascanio Celestini, impegnato nel recupero delle memorie su Don Roberto, è stato il protagonista del walkabout che come una “radio che cammina”, in un flusso di coscienza in movimento, ha coinvolto le diverse comunità territoriali di quel quadrante. Incontriamo lungo il percorso il bivacco di alcuni ragazzi che suonano e leggono fiabe al crepuscolo. Un impatto assolutamente casuale che rivela il senso di quel Mandrione abbandonato in cui insorgono vitalità improvvise e che va ripensato come una sorta di Parco Lineare. Un po’ come è accaduto in diversi tratti delle Mura Aureliane. Ne parliamo con Fabrizio del Comitato Certosa che un anno fa vi ha realizzato una festa affollata ed emblematica. Ripercorriamo questa faglia urbana e selvatica, ascoltando podcast (in parte estratti da interviste fatte da Ascanio, oltre ad altri geopodcast) con testimonianze sulle tracce di Don Sardelli, il “maestro di strada” degli acquedotti.
Con NuvolaProject, appena è arrivato il buio, abbiamo proiettato sull’Acquedotto Felice le immagini delle baracche dello slum più grande d’Europa e il ritratto parlante (con IA) di Papa Sisto V (Felice Peretti) arrivando infine alla casa di Valentina Valentini e Alfredo Pirri dopo aver guardato quel palo della luce sull’acquedotto: naufrago di un mondo che non c’è più e ora illuminato da un sagomatore che lo reinventa. L’epos della Mandrioneide trasmette il senso di un territorio pronto a rigenerarsi, emancipandosi dal disagio sociale di allora e dalle vaghezze di oggi. Le memorie degli ex ragazzi del doposcuola di don Sardelli ce lo confermano: con quella lettera scritta al Sindaco Darida (di cui si è letta la premessa in cammino) ce lo hanno dimostrato.
Il progetto Paesaggi Umani domenica 4 ottobre si è incrociato con l’Appia Day, di cui Urban Experence è stata tra i fondatori nel 2016.
In Cava Fabretti con il walkabout Arcadia Felix, nell’outback dell’Appia Antica, s’è sviluppata una  conversazione peripatetica con Giorgio Fabretti, studioso di Filosofia e Antropologia, nonché discendente di Monsignor Raffaele Fabretti, eletto “Principe delle romane antichità” dal Papa Alessandro VII , ispiratore dell’Accademia dell’Arcadia a metà del Seicento e consigliere culturale di tre Papi. Quel capo di gabinetto del Cardinal Carpegna Vicario di Roma, Canonico di San Pietro e consigliere personale di tre pontefici (considerato come una sorta di Richelieu) di fatto svolse l’attività di Sovrintendente dell’Appia Antica salvando dalle fornaci disseminate lungo l’Appia molte epigrafi antiche. È stata l’occasione anche per confrontarci sui temi dell’Antropocene per riequilibrare il rapporto perduto tra Natura e Cultura. Si è esplorata la Cava da cui s’è estratto pozzolana, tufo e selci (i sampietrini, non propriamente basalto, ma leucitite), frutto della colata piroclastica prodotta 280.000 anni fa dall’eruzione del Vulcano Laziale dei Colli Albani – che oggi si rivela non solo enclave selvatica ma potenziale e nuova Arcadia. Il fatto di trovarvi funghi (come i macrolepiota rachodes non proprio commestibili) ce lo conferma.
Al crepuscolo da Complesso Capo di Bove si è poi mosso il walkabout Profezie delle Sibille e il Lamento di Lucrezia. Le videoproiezioni nomadi di NuvolaProject sono apparse sulle vestigia dell’Appia Antica, ritagliando tra i ruderi le immagini della ninfa Egeria e di Sibille. Figure che prendono vita grazie a un dialogo tra arte e IA, come Lucrezia Romana, protagonista di un ritratto digitale performante che narra (con le parole di Shakespeare) la sua triste storia di uno stupro che scatenerà una rivolta contro i tiranni etruschi da cui avrà origine nel VI sec. la Repubblica Romana. Alla fine si è anticipata la visione della musa Polimnia protagonista della giornata di domenica 11 ottobre, la mattina (0re 11) alla Centrale Montemartini e il pomeriggio (ore 19) a Villa Fiorelli, dove la sua statua è stata ritrovata nel 1928. Polimnia tornerà a casa.

La traccia georeferenziata del walkabout e qui la playlist dei report video di VieVerdi