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Paesaggi Umani di Roma Plurale si conclude

Nell’ultima settimana di Paesaggi Umani di Roma Plurale l’incontro all’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi – ICBSA venerdì 16 ottobre su La Memoria dell’Avanguardia. Il performing media, dal videoteatro ai geopodcast ha fatto il punto nave del nostro percorso.
Si è ragionato, dopo i saluti di Giacomo Foggia in vece di Sandra Suatoni nuova Direttrice dell’ICBSA, su come il Performing Media  – che con i geopodcast ricostruisce nel web in una “mappa parlante” le tracce di memoria raccolte nei territori – sia di fatto un fattore di continuità tra l’Avanguardia di 40 anni fa e l’Innovazione Culturale di Paesaggi Umani espressa dal Performing Media Storytelling di Urban Experience.
Un riferimento significativo è nell’esperienza radiofonica di Un certo discorso su Radio3 nei primi anni Ottanta in cui si intraprese un viaggio a Mezzogiorno con uno studio mobile (da cui si trasmise in diretta nell’Irpinia ferita dal terremoto) raccogliendo esperienze di giovani gruppi musicali e teatrali. Fu un imprinting decisivo. La ricerca radiofonica si sviluppò poi con Audiobox—RAI Radiouno dove Pinotto Fava fece di quello “spazio multicodice” una zona franca di sperimentazione. Molte opere di quelle stagioni gloriose (come i cicli “La scena invisibile “e “Teatri d’Ascolto”) fanno già parte del progetto d’archivio “performante” insediato all’ICBSA Scenari dell’Immateriale, basato sull’omonimo festival di Narni dove si sviluppò il Videoteatro. A proposito di questo fenomeno d’interazione tra scena e video che connotò la sperimentazione teatrale nel mondo e che è alla radice del performing media, il focus centrale dell’incontro è stata la proiezione del video Notturni Diamanti di Marco Solari, Alessandra Vanzi e Guidarello Pontani, opera tratta dallo spettacolo prodotto nel 1984 dalla Biennale Teatro di Venezia. Un capolavoro della postavanguardia idealizzata da Beppe Bartolucci (su cui si sono raccolti dei podcast).   L’edizione video di Notturni Diamanti  ha visto un ruolo centrale in Mario Canale come produttore, autore, documentarista e protagonista della cultura audiovisiva italiana.  Un personaggio chiave del mondo underground e antagonista, recentemente scomparso, che si è ricordato insieme a Massimo Terracini, protagonista allora della colonna sonora e non solo: nel 1977 fu anima degli Indiani Metropolitani, l’ala creativa del Movimento. Quel talk è stata l’occasione per evocare anche due altri protagonisti dell’avanguardia teatrale romana: Carla Tatò e Pippo di Marca. Un momento importante, in collaborazione con Roma Europa Festival che ha visto anche  gli interventi di Alessandra Vanzi, Luciano Meldolesi e Marilù Prati.

A Villa Fiorelli, sabato 17 dopo un walkabout per individuare il punto di accesso al rifugio antiaereo di cui si è persa la traccia si è svolto il talk Una sistematurgia narrante nel bunker di Monopoli di NuvolaProject. L’obiettivo è dare forma alla memoria della IIWW raccogliendo testimonianze come quella di Nedo Loreti che aveva 8 anni durante i bombardamenti del 1943 sul Tuscolano e di Lorenzo Grassi, esperto di sotterranei a Roma. Un’idea è quella di progettare in un ambiente sotterraneo (integrato alla futura Casa del Quartiere in attesa di essere realizzata da più di 15 anni) che evochi quel rifugio: un bel luogo di sosta e di senso secondo le strategie di Memoria Rigenerativa su cui opera Urban Experience.
Un progetto simile a quello che NuvolaProject ha realizzato nel rifugio antiaereo di Monopoli: un ambiente sensibile che mette in scena la memoria. Quel rifugio pugliese è rimasto chiuso e inutilizzato per sessant’anni ed è diventato non solo un luogo della memoria della IIWW ma un dispositivo per interrogarsi sul futuro. É in fondo un’operazione di Performing Media che presuppone un gioco drammaturgico ludico e complesso al contempo, secondo quella “sistematurgia” (un termine coniato da Marcel li Antunez Roca che riguarda l’interazione serrata tra drammaturgia e sistemi digitali) che rende performante (utilizzando anche l’Intelligenza Artificiale) l’avventura in quel sottosuolo. In un tunnel scavato nella pozzolana proprio nei pressi di Villa Fiorelli nel 1928 fu ritrovata la statua della musa Polimnia ora esposta alla Centrale Montemartini e “fatta tornare a casa”, a Villa Fiorelli con un’opera digitale. Per Paesaggi Umani la domenica scorsa è stato realizzato un evento in due tempi, la mattina alla Montemartini e la sera in Villa. Un cartello con qrdode linka al progetto video che viene proiettato concludendo l’incontro, esplicitando l’impatto di una visione che coniuga l’antichità della preesistenza archeologica con il futuro digitale.
A Ostia domenica 18 in walkabout si è sciamato dalla stazione Lido Nord al Litorale per trattare di quella porta marittima non più considerata tale e del futuro Parco Urbano del Mare. Un percorso psicogeografico dal titolo Dalle bonifiche al panettone ispirato alla moschea Santa Sofia. Usciti dalle Metromare, nel lato b della stazione (dopo aver visto, nell’uscita principale, l’opera di Lucamaleonte con alcuni ritratti obliterati)  decifriamo il significativo Poema Murale di “Literary Street Art” curato da Subword con il Municipio Roma X che ha dato il La. Ascoltiamo Peppe Daniello “Er Lem” in un podcast (linkato da un qrcode dipinto sulla parete) ispirato e distopico e ci si confronta in cammino sotto una pioggetta improvvisa, trattando degli “scarriolanti” ravennati protagonisti delle bonifiche al fine Ottocento che hanno antropizzato quei territori. Con Donatella Zapelloni si è parlato dell’occupazione dell ex caserma della Guardia di Finanza (il “4 Novembre”) nel 1975, uno dei primi centri sociali romani e delle attività teatrali della cooperativa Majakovsky gemmata da quella esperienza.
Giunti al Palazzo del Governatorato, trovato un angolo semibuio, si è videoproiettato “il panettone” dello Stabilimento Roma ispirato a Santa Sofia di Costantinopoli (una delle architetture balneari più belle del mondo, costruita nel 1920 e distrutta nel 1945 dai tedeschi in fuga), fino a farlo scoppiare…e proponiamo di proiettarlo dov’era, in mezzo al mare, nella notte del 13 dicembre, quando più di ottantanni fa fu disintegrato dai nazisti. Sul Lungomare Toscanelli si è concluso, ragionando secondo quello spirito congeniale che ci contraddistingue, in un serrato scambio  con Peppe (anima del walkabout), Andrea Bozzi (giornalista di RadioRomaTV e consigliere municipale) intorno a Carlo Mazzei, stakeholder fondamentale:  Direttore della Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti di Roma Capitale. Si delinea il volume dell’intervento ambientale su oltre 7 chilometri del lungomare per farne un parco lineare sostenibile. Ci sarà il “Parco delle Dune” con interventi di rinaturalizzazione della duna marina nel tratto compreso tra Piazzale Magellano e Piazza Cristoforo Colombo, anche per contrastare l’erosione costiera. Tra le altre misure: depavimentazione per la resilienza climatica; forestazione urbana; infrastrutture per la mobilità attiva con percorsi ciclabili e pedonali; spazi pubblici e aree di aggregazione con 15 piazze attrezzate per le attività culturali e lo sport. Vediamo prendere forma al futuro di Ostia e nel frattempo al nostro fianco, camminando, scorgiamo finalmente il mare senza più sbarramenti. Fino a qualche anno fa non era possibile, cancellate e ostruzioni varie di costruzioni varie spesso abusive impedivano lo sguardo sulla porta del mare di Roma. Quella porta era chiusa, privatizzata.